museo di triora

SALA DELLE ERBE

Dominae Herbarium

La magia delle piante e il sapere erboristico

La conoscenza delle virtù medicamentose delle piante, i Semplici (dal latino medievale medicamentum o medicina simplex) risale all’antichità più remota. In Europa, è la civiltà greca a presentare i primi documenti scritti sull’uso delle piante nella cura delle malattie: Omero, Pindaro e Aristofane nelle loro opere descrivono come la fitoterapia fosse praticata da medici in parte in tutto divini. La prima opera di sistemazione delle conoscenze fitoterapiche si deve ad Ippocrate, che ne fece il cardine della sua innovativa concezione medica. Cominciò così un uso razionale dei medicamenti da parte dei cosiddetti rhizotomoi i quali, avendo una discreta conoscenza della patologia e soprattutto della botanica, collezionavano radici di piante medicinali. Anche a Roma si affermarono i cosiddetti rizotomi, specialisti nella ricerca delle radici medicamentose, coadiuvati dagli erbolai, cercatori d’erbe, che allestirono vere e proprie farmacie (Tabernae medicinae) dove si offrivano rimedi ed erbe di ogni sorta e provenienza.

Accanto a queste figure, nella Roma antica esisteva anche il pharmacotriba, che non esercitava la medicina, ma si limitava a vendere le sostanze medicamentose semplici e a realizzare le ricette dei medicamenti composti prescritti dai medici. Le conoscenze raccolte nei secoli da rizotomi, erbolai e pharmacotriba furono catalogate nell’imponente opera enciclopedia di Plinio il Vecchio, Naturalis historia. II medico greco Discoride nel De Matheria Medica ( IV secolo d.C.), contribuì ulteriormente alla classificazione dei Semplici, termine con il quale designava le parti di piante, animali e minerali che non avevano subito sostanziali manipolazioni, e al loro impiego nella pratica medica.

Con la caduta dell’impero romano, le conoscenze fitoterapiche sopravvissero grazie alla paziente opera di trascrizione dei codici classici per opera degli amanuensi negli scriptoria delle abbazie benedettine.

Fu proprio per il tramite della cultura monastica, e grazie agli influssi provenienti da arabi e bizantini, che fiorì a Salerno, attorno al IX secolo, la famosa Scuola medica, che ci ha consegnato una celeberrima raccolta di prescrizioni igieniche e consigli per la prevenzione delle malattie, il Flos Medicinae o Regimen Sanitatis Salernitanum (X sec.), che rappresenta la summa delle conoscenze antiche e medievali. Per assicurarsi una scorta di farmaci naturali, i monaci, soprattutto i seguaci di San Colombano, introdussero nei conventi gli “Orti dei Semplici”, dove si coltivavano le erbe officinali necessarie per la composizione di unguenti, decotti ed empiastri.

Con l’apporto poi dell ‘esperienza medica araba (si veda al riguardo l’Opus Pandectarum Medicinae del 1317, di Matteo Silvatico), penetrata nelle abbazie e nei monasteri dell’Italia meridionale, l’arte farmaceutica monastica progredì notevolmente arricchendosi del prezioso strumento della distillazione di cui si fece largo uso introducendo I’impiego terapeutico delle acque distillate e delle essenze che tanta parte ebbero nella storia della medicina medievale, e che preparano il terreno per I ‘affermazione delle moderne tecniche farmaceutiche di estrazione di principi attivi dalle piante.

Nel secolo XVI, intensificandosi l’interesse per lo studio del mondo naturale, e parallelamente definendosi in modo definitivo il ruolo delle università come custodi e garanti del sapere scientifico, la fitoterapia continuò ad essere impartita nel chiuso delle Facoltà di Medicina, mentre sorsero “Orti accademici” dove gli studenti potevano integrare le lezioni teoriche.

II più antico al mondo di questi orti è considerato quello di Pisa, seguito da quello di Padova e infine da quello di Firenze, dove fu voluto dal duca Cosimo I dei Medici e fondato il 1° dicembre del 1545.

Sebbene misconosciuto degli storici, nella raccolta e nella trasmissione delle conoscenze erboristiche un ruolo fondamentale fu svolto dalle herbarie (conoscitrici delle virtutes herbarum), dalle medichesse e dalle fattucchiere che per tutto il Medioevo e ancora in Età moderna, esercitando carisma non riconosciuto dalle autorità, attesero alla salvaguardia della salute, in special modo dei ceti subalterni.

Resta ancora da scrivere il contributo dato da queste donne nella conservazione e trasmissione di antichissime conoscenze a cui attinsero prima i monaci e in seguito le università. Una storia negletta a causa del violento processo di acculturazione a cui queste donne furono sottoposte tra il XV e il XVII secolo.

Odori magici

Collegate all’astro simbolo dell’espansione e della spiritualità, rappresentanti della forza Vitale, del dinamismo, del calore , dell’entusiasmo, del coraggio, dell’ottimismo, tali piante stimolano ad esempio la circolazione sanguigna, il cuore, hanno proprietà cardiotoniche, ricostituenti, stimolanti. Come l’iperico, possiedono anche proprietà antidepressive. Tra le erbe solari da ricordare il timo, la salvia ed il rosmarino.

Realizzazione: Farmacia del Castello Genova
Descrizione farmaceutica: olii essenziali

Nelle deposizioni delle accusate di stregoneria diabolica ricorre spesso il riferimento a un formidabile unguento, realizzato con piante allucinogene e parti di animali ed esseri umani, con cui si sarebbero cosparse il corpo per recarsi magicamente in volo alla cerimonia in onore di Satana. Tratto olfattivo inconfondibile era l’odore nauseabondo dell’immonda poltiglia, che al naso delle schiave del Diavolo ricordava il classico odore di zolfo (per inteso di uovo marcio).

Realizzazione: Farmacia del castello genova
Descrizione farmaceutica: essenza di antranilato di metile e indolo

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